San Gimignano gli Affreschi del SodomaSan Gimignano - gli Affreschi del Sodoma
Città d'Arte, Storia dell'arte

Sodoma: i due affreschi di San Gimignano

San Gimignano, conosciuta in tutto il mondo come la “Città dalle belle torri”, sito UNESCO Patrimonio dell’Umanità dal 1990, conserva due affreschi di Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma (Vercelli, 1477 – Siena, 1549), uno dei massimi artisti del Rinascimento.

Si tratta di due opere “minori” se paragonate ai capolavori che il maestro vercellese ha dipinto a Monteoliveto Maggiore e alla Villa Farnesina a Roma ma che comunque meritano la giusta considerazione.

Sodoma a San Gimignano

Il primo affresco si trova sulla parete destra della Loggia della Giustizia nella corte del Palazzo Pubblico, originariamente la cappella delle carceri.

san gimignano loggia della giustizia
San Gimignano – Loggia della Giustizia

Risulta da un documento che l’11 ottobre 1507 il Sodoma, mentre attendeva al completamento del ciclo di affreschi sulla vita di San Benedetto nel chiostro grande di Monteoliveto, iniziato da Luca Signorelli e da questi lasciato incompiuto, ricevette in prestito dal camarlingo della abbazia olivetana un ducato d’oro proprio per recarsi a San Gimignano.

L’affresco raffigura Sant’Ivo in atto di rendere giustizia dal suo tribunale. Sodoma eseguì il dipinto in un breve lasso di tempo: un documento fa ritenere che l’artista fosse tornato a Monteoliveto già a metà novembre dello stesso anno. Realizzata in terra verde salvo alcune parti a colori, l’opera ha raccolto in passato giudizi poco lusinghieri: con l’eccezione del Canonico L. Pecori che nel 1853 la ritenne “maestrevolmente condotta, e a buon dritto ammirata per la eleganza della composizione”, gli studiosi che si sono espressi successivamente lo hanno descritto come un “lavoro fatto con poco impegno” (G. Frizzoni, 1891 e C. Faccio, 1902) o che “esibisce in alcuni punti i segni della fretta e della negligenza” (R. Cust, 1906). G. Frizzoni si spinse ad affermare che “le figure in genere vi sono eccessivamente lunghe e poco eseguite” Anche E. Carli nel 1979 descrisse il dipinto come “cosa piuttosto modesta”.

Se dal punto di vista strettamente artistico l’affresco non regge il confronto con le pregevoli opere che Sodoma realizzerà successivamente, il dipinto è quanto mai interessante sia per il suo soggetto che per il significato che assume all’interno della Loggia della Giustizia di San Gimignano.

Sant’Ivo protettore degli uomini di legge

Sant’Ivo Hélory de Kermartin (1235-1303), francese, proclamato santo da papa Clemente VI nel 1347, venerato come protettore degli uomini di legge, è raffigurato circondato da una pletora di gente comune, donne e uomini vestiti con abiti dimessi, per lo più scalzi. Nella parte destra del dipinto, al contrario, figura un gruppo di persone ben vestite, con calzari, che recano omaggi e regalìe al magistrato. Un giovane uomo con i capelli biondi sciolti reca addirittura una coppa, probabilmente contenente monete e cerca inutilmente di aprire la porta che consente l’accesso all’aula del giudice. La rappresentazione non lascia adito a dubbi: la giustizia va assicurata anzitutto ai più deboli, alle persone meno abbienti, ma l’immagine voleva forse anche ricordare a coloro che esercitavano il potere giudiziario a San Gimignano di guardarsi dai possibili tentativi di corruzione posti in essere dalle persone facoltose.

L’opera del Sodoma fa parte del programma iconografico della loggia e può essere letta come un  complemento di un altro dipinto, posto al centro della stessa: un affresco di tardo Trecento, di incerta attribuzione

taddeo di bartolo vergine con bambino san gimignano
Taddeo di Bartolo o Lippo Vanni – Vergine con Bambino

(Taddeo di Bartolo o Lippo Vanni), che raffigura la Vergine col Bambino, affiancata a sinistra da San Gimignano e a destra da San Gregorio.

Il Bambino reca in mano un cartiglio che recita: “Diligite iustitiam qui iudicatis terram” (Amate la giustizia, voi che siete giudici in terra). Sono le parole con le quali inizia il Libro della Sapienza, attribuito a Salomone, monito divino e universale ai governanti delle genti. Colui che è chiamato ad amministrare la giustizia deve quindi seguire l’esempio di Sant’Ivo, tenendo ben presente che la legge è concepita per il bene delle persone e dei popoli, e che la sua funzione fondamentale è quella di tutelare i diritti di tutti, in particolare dei più deboli, senza distinzioni di censo.

sodoma san gimignano

Lo stesso cartiglio era stato dipinto da Simone Martini nella Maestà del Palazzo Pubblico di Siena nel 1315 e da Lippo Memmi nella Maestà del Palazzo del Popolo di San Gimignano nel 1317.

Interessante osservare che davanti alla cattedra di Sant’Ivo due putti reggono lo stemma della famiglia Machiavelli. E. Carli ritiene che “lo stemma sia da porsi in relazione con l’ambasceria di Niccolò Machiavelli, che proprio in quell’anno [1507] si recò a San Gimignano per costituirvi un battaglione e quivi ricevette particolari onori da una deputazione civica”. Sempre il Carli ritiene che l’affresco “non è forse immune dalla collaborazione del Tamagni, sangimignanese”, che il Sodoma aveva avuto come aiuto a Monteoliveto, perlomeno sino al 1506. Il Sodoma potrebbe aver lasciato a Vincenzo Tamagni la decorazione delle architetture, cosa che giustificherebbe la brevità del suo soggiorno a San Gimignano.

Sodoma: l’affresco sotto la loggia del vecchio Palazzo del Podestà

Il Sodoma tornò a San Gimignano nel 1513 per dipingere nella loggia del vecchio Palazzo del Podestà un affresco con la Madonna col Bambino, San Gimignano vescovo con la città turrita in mano “mentre dal canto opposto è un altro vescovo, che le tre palle d’oro [oggi non più visibili] tenute nella mano dicono essere San Nicola di Bari” (C. Faccio, 1902). L’opera veniva realizzata al posto di un affresco del 1338 totalmente deteriorato realizzato da un anonimo pittore.

giovanni antonio bazzi san gimignano
Sodoma – Vergine con Bambino tra San Gimignano e San Nicola di Bari

L’affresco venne restaurato nel 1600 da Lorenzo Ciardi detto il Pittorino al quale si deve l’aggiunta di un festone con dei fiori attorno all’immagine sacra (R. Razzi, 2019). La pittura ha subìto l’usura del tempo, tanto che G. Frizzoni scriveva nel 1892 che “superiormente due angioletti librati nell’aria sono l’unica parte che si è conservata dell’intero dipinto”. Ancora nel 1979 E. Carli rilevava che “dell’opera del Sodoma attualmente restano, rovinatissimi e ridipinti, solo due putti che sollevano un cortinaggio”.

  1. Razzi nel 2017 ha avanzato l’ipotesi che alla stesura dell’affresco nelle sue parti minori possa aver partecipato il pittore sangimignanese Giovanni Cambi che aveva favorito l’allogazione dell’opera al Sodoma.

 

Giuseppe Riccardo Guerrieri

Laureato in Scienze Politiche a “La Sapienza” di Roma e Master in Business Administration alla Scuola di Amministrazione Aziendale di Torino, Giuseppe Riccardo Guerrieri ha sempre abbinato alla sua attività di manager e consulente nel campo della direzione del personale la passione per la storia dell'arte. Ancora ventenne scrive per “Aeroporti nel Mondo” e collabora occasionalmente con “Paese Sera” e “La Voce Repubblicana”. Consegue nel 1981 l'iscrizione all'Ordine dei Giornalisti – Elenco Pubblicisti del Lazio e del Molise. Guida Turistica dal 2015, alterna al suo impegno di Human Resources Temporary Manager l'accompagnamento di gruppi di turisti italiani e stranieri nelle Terre di Siena, territorio ricco di storia e bellezze artistiche che ha eletto come sua patria d'adozione.

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