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Cuma: la Tomba Dipinta degli antichi sanniti

La tomba dipinta nello stile dei sanniti ritrovata a Cuma è certamente uno dei must nella visita del Museo Archeologico dei Campi Flegrei. Nel contempo, però, è anche un’ottima opportunità per avvicinarsi alla pittura italica quando Roma era ancora nelle prime fasi della sua espansione.

Cuma, una delle prime colonie della Magna Grecia, viene fondata intorno al 720 a.C. ed ha un ruolo fondamentale nella diffusione della cultura greca presso gli etruschi e le popolazioni italiche. Poi nel 421 a.C. Cuma viene occupata dai sanniti i quali però, nel 334 a.C., dovettero cederne il possesso ai romani.

Dunque, in questo luogo, abitato già dalla preistoria, si stratificarono le culture greca, italica e romana mentre, alle origini di questa colonia greca, la stessa influenzò la cultura etrusca. Insomma, un melting pot eccezionale.

La Tomba Dipinta del Museo Archeologico dei Campi Flegrei

tomba dipinta museo archeologico campi flegreiPer approfondire la conoscenza degli affreschi presenti nella tomba, ci rifaremo direttamente al testo del Catalogo Generale del museo Archeologico dei Campi Flegrei.

“Nel 2004, lungo via Vecchia Licola, coincidente con l’antico asse Cumis Capuam, si rinvenne una tomba dipinta, a camera ipogea… La tomba, a lastre di tufo, coperta a spioventi, orientata est-ovest ha dimensioni interne modeste.

Del dromos d’accesso erano resti di pareti verticali a blocchetti di tufo, senza malta. La decorazione «a fresco» sulle pareti bianche, di fondo e laterali, su zoccolo rosso, chiuso da fregio nero a onda e linea gialla, e su quella esterna d’ingresso è un unicum nella pittura campana e sannita.

La scena del banchetto

Sulla parete di fondo è una scena di banchetto funerario: al centro un uomo sdraiato su kline, con tunica decorata da fregi e mantello su metà inferiore del corpo; la robusta figura bruna ha occhi castano scuri, scalpellati con strumento a punta da profanatori superstiziosi; capelli e barba corti, brizzolati, indicano l’adulto, dallo sguardo distaccato; naso prominente e rughe su fronte e collo suggeriscono un ritratto già fisionomico.

Sul capo ha una corona di fiori di melagrana, nota da coeve pitture funerarie (Paestum, loc. Spinazzo), identica a quella della donna, seduta accanto sullotomba dipinta museo archeologico campi flegrei scranno decorato, più in basso, per diversa posizione sociale.

Vestita tradizionalmente, regge con la sinistra un melagrana, simbolo di fertilità/rinascita, e ne offre un altro all’uomo con la destra. Identificabile come moglie, esibisce monili d’oro analoghi a quelli di altre tombe cumane.

Nonostante le lacune di pittura a occhi, fronte e tempie, se ne coglie l’atteggiamento di dignità. I capelli erano stretti in una rete, coperta dal velo, trattenuto su fronte e tempie da una fascia rossa. Dietro la kline un’ancella versa vino nella coppa d’argento dell’uomo.

I pesci e il levriero

Davanti, sulla trapeza, a piano prospettico, sono cibi e oggetti: un piatto bianco con due pesci neri; due pani bianchi tondi ai lati; tra il piatto e il pane a destra due oggetti grigi, quadrangolari, con uncini sui tre lati retti, curvi come una lama sul quarto, nero: connessi forse al consumo di cibo, il colore li indica realizzati in argento e si confrontano con due laminette d’argento, dotate di uncini, dalla tomba Weege 2 di Cuma.

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Sotto la tavola un levriere bianco; davanti e sotto, tracce di sinopia in rosso indicavano la trapeza, resa poi diversamente. Sui personaggi pende una ghirlanda di fiori di melagrana, da cui escono tre elementi verticali dello stesso fiore. La scena si confronta con alcune su vasi coevi e altre più antiche in tombe etrusche. Le figure, con linea nera di contorno, tipica della pittura italica, presentano buoni elementi di scorcio, prospettiva e lumeggiature.

Le scene di danza

Diverse per stile le scene di danza con figure al tratto sugli spioventi nord e sud: nella prima un suonatore di doppio flauto avanza a destra di profilo a piedi nudi, con corta tunica su anassiridi; ai lati due danzatrici nude, con gesto speculare, sembrano finire la danza, mentre tre colombe si levano in volo, a sottolineare forse l’azione all’aperto; nella seconda una suonatrice di doppio flauto avanza a sinistra, con elegante torsione elicoidale; ai lati due figure maschili nude avanzano a sinistra, in danza sfrenata, come in pitture di tombe etrusche, al suono concitato del flauto, reso dalle gote gonfie della donna.

affreschi tomba sannitaSopra i personaggi tre germani reali (due integri e resti del terzo) planano a sinistra su uno specchio d’acqua presso il luogo della danza, forse realistica allusione alla laguna di Licola, vicina, in antico, al sito della tomba (l’etimologia, dal latino ad follicolas, la indica come luogo frequentato da folaghe e uccelli palustri). Al sommo della parete esterna della tomba due fasce nere e una linea rossa, concentriche e distanziate, decorano l’arco d’ingresso; due melograni, e forse resti di due altri, pendono agli angoli.

Il banchetto funebre si ambienta, dunque, in un padiglione prospiciente uno spiazzo, dove si svolgono danze in onore del defunto, secondo «coreografie» stabilite: la coppia femminile termina la sua parte, mentre la maschile inizia la propria. Spazi chiusi o padiglioni appaiono in pitture dell’antica Capua. Escludendo raffigurazioni dei Campi Elisi, per connotazioni realistiche, la scena di banchetto, pur recependo elementi innovativi della pittura greca, si forgia tuttavia su modelli campani di ascendenza etrusca dai valori conservativi”.

I Campi Flegrei: luogo dell’otium

Come sappiamo il meraviglioso promontorio che culmina con Capo Miseno oltre ad essere un’importante base per la flotta romanatomba dipinta museo campi flegrei era anche il luogo dell’otium. Cioè del riposo ma inteso come momento dedicato al benessere della mente e del corpo, quindi anche alle arti. I tesori custoditi nel Museo Archeologico dei Campi Flegrei ce ne danno infatti prova.

Così la Tomba Dipinta ci aiuta a conoscere l’arte di quei secoli ed a comprenderne l’evoluzione a partire dalle più antiche influenze greche.

Se volete approfondire qualcuno dei tesori custoditi nell’area che si estende introno alla città di Napoli, vi consigliamo di leggere:

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