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Tor Marancia: i murales – Breve Guida

Per qualsiasi romano, Tor Marancia ha una sua storia ed una sua collocazione particolare nella galassia dei quartieri di Roma. Infatti fu costruita nel 1933 per uno scopo preciso: accogliere coloro le cui abitazioni venivano abbattute per via della costruzione di Via dei Fori Imperiali. Era una Roma in via di trasformazione e che guardava verso il mare con la costruzione dell’EUR e della Cristoforo Colombo che la collegava con Ostia.

Tor Marancia: storia breve

murales tor marancia best ever the piramid
Best Ever – The Piramid

Ma Tor Marancia – posta dall’altra parte della Colombo rispetto alla Garbatella – era una fattispecie ben diversa dalle nuove monumentali opere dell’architettura del Ventennio. Si trattava di uno di quegli insediamenti che nel linguaggio della Capitale si chiama borgata. Il suo nome le discende dall’antica torre medievale posta in aperta campagna un paio di chilometri al di fuori della cinta delle mura aureliane (la potete vedere su un poggetto proprio confinante con i palazzi dei murales).

Le borgate romane, è noto, non sono mai state ambiti quartieri residenziali. La situazione abitativa di Tor Marancia era però così precaria che nel 1948 si preferì abbattere l’esistente e dare incarico all’ATER (Azienda territoriale per l’edilizia residenziale) di costruire un piccolo nucleo di case popolari ancora una volta in mezzo alla campagna. Infatti, la Regione Lazio, i palazzi uffici, gli alberghi che oggi circondano le case dell’ATER arrivarono molto dopo.

Dunque siamo di fronte ad uno spaccato della Roma del primo dopoguerra arrivato fino a noi. Quasi un enclave in un quartiere che è andato assumendo una fisionomia diversa. Il posto giusto, mi sembra, per tentare un esperimento.

Tor Marancia murales da tutto il mondo

Ed esperimento è stato. Ed anche di successo come credo possiate giudicare con una breve ma molto interessante passeggiata o guardando la photogallery.

tor marancia murales
Mr Klevra – Santa Maria di Shanghai

Così il piccolo spaccato di una Roma che c’è sempre di meno è diventato uno dei luoghi di esordio della street art della Capitale. Per nemesi storica, nulla poteva essere più adatto per confrontare tra loro una ventina di protagonisti di questo genere che le facciate tutte rigorosamente uguali delle case popolari.

Il progetto dal nome Big City Life è stato ideato dall’associazione culturale 999Contemporary con il supporto dell’Assessorato alla Cultura di Roma, della Fondazione Roma-Arte-Musei e di ATER. Il progetto che ha visto coinvolti fin qui ventuno artisti che proviamo ad elencarvi con (quasi tutte) le rispettive opere.

Tor Marancia: le opere

  • Alberonero – A Carlo Alberto 93 Toni
  • Best Ever (Gran Bretagna) – The Piramid
  • Caratoes (Hong Kong, Cina) – Welcome to Shangai
  • Clemens Behr (Germania) – Senza Titolo
  • Domenico Romeo (Italia) – Alme Sol Invictus
  • Danilo Bucchi (Italia) – Assolo
  • Diamond (Italia) – Hic sunt adamantes
  • Gaia (USA) – Spettacolo Rinnovamento Maturità
  • Guido Van Helten (Austria)
  • Inti (Cile)
  • Jaz (Argentina) – Il Peso della Storia
  • Jerico (Filippine) – Distanza Uomo Natura
  • Julien Mallaud, ovvero Seth Globalpainter (Francia) – Il Bambino Redentore
  • Lek & Sowat (Francia-USA) – Veni, vidi, vinci
  • Matteo Basilé (Italia) – Ordine e Disordine
  • Moneyless (Italia) – Il Vento
  • Mr Klevra (Italia) – Santa Maria di Shanghai
  • Philippe Baudelocque (Francia) – Humanity constellation
  • Pantonio (Portogallo) – Il Ponentino
  • SatOne (Germania) – Waterfall of Words
  • Reka (Australia) – Natura Morta
  • Vhils (Portogallo)

Big City Life: street art a Tor Marancia

Ogni murales ha ovviamente la sua ispirazione, alcune legate proprio al luogo dove sono stati dipinti. Ad esempio, Lek & Sowat con il loro Veni, Vidi, Vinci dall’apparente errore di ortografia (vinci anziché vici)

tor marancia murales
Lek&Sowat – Veni Vidi Vinci

vogliono richiamare l’attenzione sulla vicenda di un residente nella palazzina che ospita il murales il quale ha proprio quel cognome. Rimasto paralizzato a seguito di un incidente, viene portato su e giù da casa in braccio dal fratello in quanto lo stabile è privo d’ascensore.

Welcome to Shangai del cinese Caratoes è ispirato al soprannome che aveva Tor Marancia: Shangai, appunto. Ciò sia per i frequenti e sgradevoli allagamenti della borgata dovuti all’esondazione della vicina marrana che per l’elevato tasso di criminalità della zona.

Ancora oggi, infatti, il soprannome è impiegato dai ragazzi di Tor Marancia nella autodefinizione di shiangaini. Simile origine ha anche la dolce Santa Maria di Shanghai dipinta da Mr Klevra.

murales tor marancia
Jaz – Il Peso della Storia – 2014

Seth Globalpainter con Il Bambino Redentore racconta invece la storia di Luca, un bambino che abitava nelle case ATER morto a seguito di un incidente.

Jaz con Il Peso della Storia vuole raccontare il peso che l’artista italo-argentino avverte su se stesso per l’allontanamento dalle proprie radici causato dalle migrazioni. Due lottatori con volti mitologici esemplificano questo concetto.

Certo è che al di là della indiscutibile qualità dei murales ed anche della sensibilità che le storie di alcuni di questi rivelano, è particolarmente bello vedere come le palazzine ATER di Tor Marancia si siano magicamente popolate di visitatori che girovagano con il naso all’insù.

Un tempo nessuno avrebbe pensato di venire da queste parti con l’intenzione di visitare qualcosa.

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.