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Volto Santo di Sansepolcro: storia di un mistero

Il Volto Santo di Sansepolcro – antichissimo crocifisso di epoca longobarda o carolingia – può essere chiamato ad epitomo di quelle testimonianze religiose che certo non mancano sulle strade dei pellegrini che solcano l’Europa verso Roma e Gerusalemme.

Non a caso Sansepolcro e Lucca, dove si venera il Volto Santo probabilmente più famoso, sono ambedue tappe della Via Francigena.

Il Volto Santo di Sansepolcro: quale origine?

volto santo sansepolcroForse è proprio nel mistero della sua origine che sta il fascino del Volto Santo. Al di là della leggenda che vuole i crocifissi di Sansepolcro e di Lucca essere statue acheropite, cioè non prodotte da mano umana, la loro origine è certamente antichissima.

Nel caso di Lucca, la leggenda vuole che si tratti proprio del crocifisso scolpito da San Nicodemo (colui che con Giuseppe d’Arimatea depose Gesù dalla croce) il quale non riuscendo però nell’intento di scolpire il volto del Cristo cadde addormentato per trovarlo miracolosamente realizzato al suo risveglio.

Sempre la leggenda vuole poi che il Volto Santo di Lucca giungesse fino da noi per mare arrivando nel 742 nel porto di Luni, cioè un anno dopo la morte dell’imperatore iconoclasta Leone III Isaurico.

Nella difficoltà di stabilire se il Volto Santo di Sansepolcro sia di origini orientali o se invece sia stato scolpito in Italia resta il fatto che esso è antichissimo. Infatti, l’esame al radiocarbonio lo farebbe risalire (come anche quello di Lucca) all’VIII-IX secolo: dunque i legni più antichi giunti fino a noi in occidente.

Fin dalla fondazione di Sansepolcro

In termini storici, sappiamo che il Volto Santo di Sansepolcro appartenne ai Cattani, feudatari longobardi e famiglia assai antica (a titolo di curiosità, fu il conte Orlando Cattani a donare, l’8 maggio 1213, il monte della Verna a San Francesco d’Assisi) i quali lo custodivano nella chiesa castrense di Bibbiona. Nel 1146 lo donarono alla Pieve Vecchia di Sansepolcro. Fu poi trasferito nella Pieve di Santa Maria (costruita nel 1203 ed ora divenuta la chiesa di Sant’Agostino) e da qui nel 1770 fu trasferito nella Cattedrale prima sopra l’altare maggiore e poi nella cappella di sinistra dove ancora oggi si trova.

In pratica, la presenza del Volto Santo a Sansepolcro è antica come il borgo stesso. La tradizione infatti vuole che due pellegrini, Egidio e Arcano, durante il X secolo, tornando dalla Terra Santa con numerose reliquie, avrebbero costruito un oratorio dedicato al Santo Sepolcro intorno al quale sarebbero poi sorti un’abbazia e il borgo di Sansepolcro.

Volto Santo di Sansepolcro: l’opera

Il crocifisso è alto 270 cm e l’apertura delle braccia raggiunge i 290 cm. Il legno è noce e i colori che vediamo risalgono al XII secolo. In realtà non sono stati dati direttamente sul legno ma su una preparazione divolto santo sansepolcro tela e gesso che aveva lo scopo di rendere liscia la superficie. Il restauro effettuato nel 1989 ha però rivelato l’esistenza di altri tre strati di colore dati direttamente sul legno.

Il Cristo, vestito di un abito sacerdotale, i piedi senza chiodi, guarda direttamente i suoi fedeli dall’alto della croce che diviene quasi un trono piuttosto che uno strumento di supplizio.

Osserva a tal proposito Fabrizio Vanni (vedi link al termine dell’articolo): “i Volti Santi raffigurano un Christus Triumphans. Qui l’analisi induttiva (assenza di segni della Passione, ieraticità, veste sacerdotale o regale, strutturazione imponente e superumana, sguardo dall’alto, ecc.) viene ad essere integrata dal richiamo dell’Apocalisse di Giovanni (19,16) ‘Un nome porta scritto sul mantello e sul femore: Re dei Re e Signore dei Signori’. E’ altresì vero che l’iconografia del Volto Santo copre un periodo molto ampio delle raffigurazioni artistiche del Cristo, sia in Oriente che in Occidente, e in Occidente, praticamente dal VII al XIII secolo, non vi è regione che non abbia almeno una parvenza di ‘Cristo dagli occhi aperti’. Ho avuto occasione di segnalare altrove la ricchezza di un tale stilema nella Toscana centrale”.

Il Volto Santo e l’iconoclastia

Sempre Fabrizio Vanni mette in luce la possibile relazione tra il Volto Santo di Sansepolcro (e di Lucca, come abbiamo detto in funzione della leggenda del suo arrivo via mare) con l’iconoclastia. Infatti: “Pare quindi ovvio che nei decenni centrali della prima metà dell’ottavo secolo le contingenze politiche dei maggiori imperi d’Oriente dessero un’ampia disponibilità di immagini sacre da contrabbandare in Occidente, vuoi come missione iconodula, vuoi anche come salvataggio di opere d’arte sacra venerande, vuoi infine come forma di commercio, anche se non del tutto legale. Ancora più ovvia appare la facilità di trasporto, trafugamento e occultamento di statue lignee, facilmente sezionabili, scomponibili o addirittura trascinabili da una nave, ancorandole allo scafo sotto la linea di galleggiamento”.

Il Volto Sacro potrebbe però anche essere stato scolpito qui da noi. In questo caso, magari, con l’incoraggiamento dei governanti longobardi che vedevano nel concedere ai loro sudditi la possibilità di pregare figure sacre un modo di differenziarsi dal potere bizantino ancora presente nella penisola italica. Per un approfondimento di questi concetti vi rimando al testo di Vanni linkato qui sotto.

Clicca per Fabrizio Vanni –  Il Volto Santo di Sansepolcro. Punti fermi e ipotesi di interrelazione.

Fabrizio Sciarretta

Laureato in Economia alla LUISS e Master in Business Administration della Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Fabrizio Sciarretta ha dedicato i primi anni della sua attività professionale al giornalismo economico. Rientrato dagli Stati Uniti, ha operato per circa un ventennio nella consulenza di organizzazione e direzione aziendale, ricoprendo incarichi di top management in Italia per due multinazionali americane del settore. Ha poi scelto la strada dell’impresa e da alcuni anni è impegnato come imprenditore nel settore della sanità. E’ stato membro dell'esecutivo di ANISAP Lazio e consigliere d’amministrazione di reti e raggruppamenti d’imprese. Lion da sempre, è stato presidente fondatore del Lions Club Roma Quirinale. Nel 2008 ha abbandonato la Capitale in favore della Sabina, e non se ne è pentito affatto.